Messaggi-Parrocchia dei Santi Lorenzo e Barbara - Seravezza (LU)

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Riflessioni dal "Messaggio per la III Giornata Mondiale dei Poveri" di Papa Francesco
Domenica XXXIII del Tempo Ordinario 17 novembre 2019


«La speranza dei poveri non sarà mai delusa» (Sal 9,19). Le parole del Salmo manifestano una incredibile attualità. Esprimono una verità profonda che la fede riesce a imprimere soprattutto nel cuore dei più poveri: restituire la speranza perduta dinanzi alle ingiustizie, sofferenze e precarietà della vita.

Incontriamo ogni giorno famiglie costrette a lasciare la loro terra per cercare forme di sussistenza altrove; orfani che hanno perso i genitori o che sono stati violentemente separati da loro per un brutale sfruttamento; giovani alla ricerca di una realizzazione professionale ai quali viene impedito l’accesso al lavoro per politiche economiche miopi; vittime di tante forme di violenza, dalla prostituzione alla droga, e umiliate nel loro intimo. Come dimenticare, inoltre, i milioni di immigrati vittime di tanti interessi nascosti, spesso strumentalizzati per uso politico, a cui sono negate la solidarietà e l’uguaglianza? E tante persone senzatetto ed emarginate che si aggirano per le strade delle nostre città?

Quante volte vediamo i poveri nelle discariche a raccogliere il frutto dello scarto e del superfluo, per trovare qualcosa di cui nutrirsi o vestirsi! Diventati loro stessi parte di una discarica umana sono trattati da rifiuti, senza che alcun senso di colpa investa quanti sono complici di questo scandalo. Giudicati spesso parassiti della società, ai poveri non si perdona neppure la loro povertà. Il giudizio è sempre all’erta. Non possono permettersi di essere timidi o scoraggiati, sono percepiti come minacciosi o incapaci, solo perché poveri.

Dramma nel dramma, non è consentito loro di vedere la fine del tunnel della miseria. Si è giunti perfino a teorizzare e realizzare un’architettura ostile in modo da sbarazzarsi della loro presenza anche nelle strade, ultimi luoghi di accoglienza. Vagano da una parte all’altra della città, sperando di ottenere un lavoro, una casa, un affetto…

(Il povero) è colui che “confida nel Signore” (cfr v. 11), perché ha la certezza di non essere mai abbandonato.

È un ritornello permanente delle Sacre Scritture la descrizione dell’agire di Dio in favore dei poveri. Egli è colui che “ascolta”, “interviene”, “protegge”, “difende”, “riscatta”, “salva”… Insomma, un povero non potrà mai trovare Dio indifferente o silenzioso dinanzi alla sua preghiera. Dio è colui che rende giustizia e non dimentica (cfr Sal 40,18; 70,6); anzi, è per lui un rifugio e non manca di venire in suo aiuto (cfr Sal 10,14).

Come scriveva Don Primo Mazzolari: «Il povero è una protesta continua contro le nostre ingiustizie; il povero è una polveriera. Se le dai fuoco, il mondo salta».

(...) dinanzi a questa innumerevole schiera di indigenti, Gesù non ha avuto timore di identificarsi con ciascuno di essi: «Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me» (Mt 25,40). Sfuggire da questa identificazione equivale a mistificare il Vangelo e annacquare la rivelazione. Il Dio che Gesù ha voluto rivelare è questo: un Padre generoso, misericordioso, inesauribile nella sua bontà e grazia, che dona speranza soprattutto a quanti sono delusi e privi di futuro.

Lui ha inaugurato (il Regno ndr.), ma ha affidato a noi, suoi discepoli, il compito di portarlo avanti, con la responsabilità di dare speranza ai poveri. È necessario, soprattutto in un periodo come il nostro, rianimare la speranza e restituire fiducia. È un programma che la comunità cristiana non può sottovalutare. Ne va della credibilità del nostro annuncio e della testimonianza dei cristiani.

Nella vicinanza ai poveri, la Chiesa scopre di essere un popolo che, sparso tra tante nazioni, ha la vocazione di non far sentire nessuno straniero o escluso, perché tutti coinvolge in un comune cammino di salvezza. La condizione dei poveri obbliga a non prendere alcuna distanza dal Corpo del Signore che soffre in loro. Siamo chiamati, piuttosto, a toccare la sua carne per comprometterci in prima persona in un servizio che è autentica evangelizzazione. La promozione anche sociale dei poveri non è un impegno esterno all’annuncio del Vangelo, al contrario, manifesta il realismo della fede cristiana e la sua validità storica. L’amore che dà vita alla fede in Gesù non permette ai suoi discepoli di rinchiudersi in un individualismo asfissiante, nascosto in segmenti di intimità spirituale, senza alcun influsso sulla vita sociale (cfr Esort. ap. Evangelii gaudium, 183).

«L’opzione per gli ultimi, per quelli che la società scarta e getta via» (ibid., 195) è una scelta prioritaria che i discepoli di Cristo sono chiamati a perseguire per non tradire la credibilità della Chiesa e donare speranza fattiva a tanti indifesi. La carità cristiana trova in essi la sua verifica, perché chi compatisce le loro sofferenze con l’amore di Cristo riceve forza e conferisce vigore all’annuncio del Vangelo.

È necessario un cambiamento di mentalità per riscoprire l’essenziale e dare corpo e incisività all’annuncio del regno di Dio.

Non dimenticate mai che «la peggiore discriminazione di cui soffrono i poveri è la mancanza di attenzione spirituale» (ibid., 200).

I poveri hanno bisogno delle nostre mani per essere risollevati, dei nostri cuori per sentire di nuovo il calore dell’affetto, della nostra presenza per superare la solitudine. Hanno bisogno di amore, semplicemente.

I poveri ci salvano perché ci permettono di incontrare il volto di Gesù Cristo.

La condizione che è posta ai discepoli del Signore Gesù, per essere coerenti evangelizzatori, è di seminare segni tangibili di speranza. A tutte le comunità cristiane e a quanti sentono l’esigenza di portare speranza e conforto ai poveri, chiedo di impegnarsi perché questa Giornata Mondiale possa rafforzare in tanti la volontà di collaborare fattivamente affinché nessuno si senta privo della vicinanza e della solidarietà.



Per la riflessione personale


Il coraggio di fare scelte ispirate alla povertà e alla sobrietà è ciò che rende vero ogni atteggiamento di vicinanza la povero e all' ultimo: come mi sto muovendo per raggiungere questo obiettivo? 
Come lo vivo nella mia famiglia? Come posso aiutare la mia comunità parrocchiale a realizzarlo? Come posso ricercare e realizzare un incontro più personale, concreto e vero con i fratelli ie le sorelle n difficoltà? Come posso fare rete e tessere legami con “tutti gli uomini e le donne di buona volontà” che si impegnano al servizio dei poveri? Come aiutare i nostri ragazzi a farsi vicini ai poveri? Come dare spazio concreto ai poveri nella mia famiglia (magari attraverso l'offerta del pasto qualche volta, o l'ospitalità diffusa)?

preghiera di Mons. Tonino Bello

“Gesù ci chiama ad essere servi, come Lui è servo,
perché gli uomini accettano il messaggio di Cristo

non tanto da chi sperimenta l’ascetica della purezza

ma da chi vive ogni giorno le tribolazioni del servizio.

Gesù, tu che hai lavato i piedi a poveri pescatori,

aiutaci a comprendere che i piedi dei poveri

sono il traguardo di ogni serio cammino spirituale.

Quando ti curvasti sui calcagni dei tuoi discepoli

ci hai fatto capire verso quali basiliche

dovremmo indirizzare il nostro pellegrinaggio.

Nelle beatitudini ci hai detto che i poveri sono beati,

cioè che sono i poveri coloro che si salvano.

Ma poi hai anche aggiunto:

‘Benedetti voi quando aiutate il povero,

quando gli date da mangiare o da bere,

quando l’ospitate o lo visitate.

Dunque si salvano i poveri

e coloro che sono solidali con i poveri.

‘Beati voi poveri, perché vostro è il regno dei cieli’.

‘Venite nel regno, benedetti, perché avevo fame

e mi avete dato da mangiare’.

In altre parole, Tu ci stai dicendo:

‘Benedetti coloro che servono i poveri,

coloro che fanno causa comune con i poveri’.

Aiutaci, Gesù, ad essere così solidali con i poveri

da esserne loro amici e fratelli.

Aiutaci, Gesù, a saperti riconoscere nei poveri e nei sofferenti,

affinché essi ci accolgano un giorno nella casa del Padre!