Parrocchia dei Santi Lorenzo e Barbara-Home-Parrocchia dei Santi Lorenzo e Barbara - Seravezza (LU)

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Note
 

Per ricevere informazioni chiamare il numero: 328 5674 955 (don Luca), altrimenti scrivere via e-mail a info@parrocchiaseravezza.it o a ruosina@parrocchiaseravezza.it

Proprio in questa situazione epidemica è stato creato e consigliato: https://chiciseparera.chiesacattolica.it

In questo periodo di emergenza, la nostra comunità invita ognuno di noi a recitare delle preghiere, ogni domenica alle 12.30 nella propria abitazione, consapevole che anche altre persone assieme a lui lo faranno.

Le chiese e il Duomo (dove prendere L’AGENDA, da distribuire ad altri) sono aperte tutti i giorni feriali e festivi,
secondo le consuete modalità ed i soliti orari.
Per vedere in dettaglio le celebrazioni a porte chiuse controllare nella sezione del sito: Programma Liturgico
Per avere una serie di preghiere da poter recitare controllare la sezione: Messaggi



 

Comunicazione
  

Stiamo vivendo una Quaresima forse unica nella nostra vita”.    “Lo facciamo con sofferenza, perché troppi sono i morti, troppi i contagiati, troppa la crisi sociale ed economica, perché non c’è niente che possa sostitui-re la partecipazione comunitaria all’Eucarestia della domenica: la differenza tra partecipare alla Messa nella comunità e seguirla in televisione è la stessa tra lo ‘stare vicino al fuoco che scalda’ e ‘guardare una foto del fuoco’.” Che bello: stiamo più in famiglia, ma che perdita: non possiamo ritrovarci in grup-po a condividere la fede e a formarci in Cristo. Ci addolora la sofferenza di molti: ci ricorda la passione dell’umanità, anche senza i virus, e la passione di Cristo Gesù. Non facciamoci prendere dal panico. Il Signore ci conceda di u-scire al più presto da questa emergenza”, ma “più umili, più uniti, più respon-sabili e, consapevoli dei nostri limiti,  dei doni che abbiamo e che spesso tra-scuriamo”.  Imparare a “dare valore alle relazioni, agli affetti, agli abbracci e al silenzio, in un mondo dove tutto è veloce”; accettare che “siamo fragili e limitati”, meditando sulle parole che ci sono state rivolte all’inizio di questa Quaresima: “Ricordati che sei polvere e in polvere tornerai. Convertiti e cre-di al Vangelo”. Prendere consapevolezza che “nessun uomo è un’isola”, ma che “siamo dipendenti gli uni dagli altri” e “l’eventuale imprudenza di uno può danneggiare gli altri”; perciò, capire che “nessuno si salva da solo”, per-ché “la mia salvezza non dipende solo dai miei atti, ma anche da quelli degli altri”; rendersi infine conto dell’importanza del “bene comune, che è più grande del bene del singolo”, e impegnarsi per esso; per questo, recuperare ognuno il “senso di responsabilità”. Capire che la libertà non è fare il proprio comodo e il proprio piacere, non è fare come ci pare, non finisce dove comincia quella degli altri, ma sta nel fare il proprio dovere, nella condivisio-ne  e nella solidarietà, nell’altruismo, nel conoscere e fare quel che è buono e giusto, nella verità dell’amore. Ora c’è la tentazione del Covid-19, ma tante possono essere le nostre tentazioni. Occorrono, personalmente, tanta buona coscienza e buona volontà; soprattutto lo Spirito Santo di Gesù, la nostra continua conversione pasquale.                                                 donluca



Siamo di fronte a un’emergenza dovuta al Coronavirus 19. Emergenza, dal latino “emergere”, si riferisce a un evento imprevisto che si presenta da-vanti a noi e richiede attenzione. Le emergenze non sono una novità per noi. Ogni anno subiamo terremoti, tifoni, inondazioni, siccità e malattie. Spesso però sono confinati in un luogo e riguardano persone limitate. L’attuale emergenza covid19 si chiama pandemia, dalle due parole greche: “pan”, che significa “tutti” e “demo”, che significa “popolo o popolazio-ne”. La pandemia colpisce tutte o quasi tutte le persone. Possiamo dire che covid19 è un’emergenza generale o universale. Colpisce quasi tutti noi. E richiede una risposta da parte di tutti noi.
Durante le emergenze, pensiamo istintivamente prima di tutto a noi stessi, alle nostre famiglie e alle persone che ci sono vicine. Faremo tutto ciò che è in nostro potere per proteggerli. Anche se questa reazione è fondamentalmente buona, dobbiamo stare attenti a non finire a pensare solo a noi stes-si. Dovremmo evitare che la paura ci renda ciechi ai bisogni delle altre persone, quei bisogni che sono i nostri stessi bisogni. Dovremmo evitare che l'ansia uccida l'autentica preoccupazione per il prossimo. In una emergenza, anche il vero cuore di una persona emerge. Da un’emergenza che colpisce tutte le persone (pandemia), speriamo di vedere un’emergenza pandemica di cura, compassione e amore. Una crisi di emergenza che scoppia inaspettatamente può essere affrontata solo con un’uguale “eruzione” di speranza. La diffusione pandemica di un virus deve produrre un “contagio” pandemico di carità. La storia giudicherà la nostra generazione in base alla forza dell'amore disinteressato che questa emergenza comune avrà generato e avrà diffuso o se non sarà riuscita a farlo. Ringraziamo le persone eroiche il cui amore e coraggio sono già stati fonte di guarigione e di speranza in queste ultime settimane.
Gli esperti dicono che dovremmo lavarci le mani per evitare di essere con-tagiati dal virus e per evitare di diffonderlo. Al Processo di Gesù, Ponzio Pilato “prese dell’acqua e si lavò le mani davanti alla folla, dicendo: ‘Non sono responsabile di questo sangue. Pensateci voi!’”. (Matteo 27:24). Dovremmo lavarci le mani, ma non come Pilato. Non possiamo lavarci le mani della nostra responsabilità nei confronti dei poveri, degli anziani, dei disoccupati, dei rifugiati, dei senzatetto, degli operatori sa-nitari, di tutte le persone, del Creato e delle generazioni future. Preghiamo, attraverso la forza dello Spirito Santo, che possa emergere un amore genuino da tutti i cuori umani per far fronte a questa emergenza comune.
Invoco la benedizione di Dio per tutti:la benedizione di Dio non è una assicurazione sulla vita, non è una parola magica che mette al riparo dai problemi e dai pericoli.   La benedizione di Dio è una dichiarazione di alleanza: Dio è alleato del bene, è alleato di chi fa il bene.

Invoco la benedizione di Dio su coloro che sono malati, o isolati.
Vi benedico nell’amore di Dio, perché Dio è alleato del desiderio del bene, della salute, della vita buona di tutti. Costretti a stare in casa possiamo trovare giorni meno frenetici: possiamo vivere il tempo a disposizione per pensare e pregare.

Come scrisse Santa Giuliana d’Inghilterra, durante la guerra e la pestilenza agli inizi del XV secolo,
narrando delle sue visioni della passione di Gesù, il Crocifisso gli disse: “Tutto andrà bene”.

Mi permetto di invocare la benedizione del Signore e di invitare tutti a pregare con me:
  Benedici, Signore, la nostra terra, le nostre famiglie, 
le nostre attività.   Infondi, nei nostri animi e nei nostri ambienti, 
la fiducia e l’impegno per il bene di tutti, 
l’attenzione a chi è solo, povero, malato.


  Benedici, Signore, e infondi fortezza e saggezza in tutti coloro che si dedicano al servizio del bene comune ed a tutti noi: le sconfitte non siamo motivo di umiliazione o di rassegnazione, di disperazione e di ira, le emozioni e le paure  non siano motivo di confusione,
per reazioni istintive e violente.
Benedici i malati, i ricercatori scientifici, i politici, coloro che sono in lutto, chi guarito si appresta a riprendere la sua autonomia, chi non riesce a trovare una sua crescita morale e spirituale in questa nostra attuale emergenza sanitaria.
La vocazione alla santità ci aiuti anche in questo momento
a vincere la mediocrità, a reagire alla banalità, a riconoscersi nel perdono,
ad essere liberati nelle fede e nella speranza, a vivere la carità nella verità, a dimorare nella pace. Amen.



 

Comunicazione di Giovanni Paolo Benotto
Arcivescovo di Pisa


Pisa, 10 marzo 2020



Carissimi Sacerdoti, Diaconi, Religiosi, Religiose e carissimi Fedeli,
stiamo vivendo un tempo di sofferenza e di sbalordimento per ciò che sta provocando la diffusione del contagio “coronavirus”: un evento che nessuno pensava potersi proporre in questa nostra epoca così piena di sé tanto da ri-tenere che l’autonomia umana fosse così stabile e forte da non aver più bisogno di ricorrere a nessun altro se non alla tecnica e alla scienza. Di fatto siamo stati ricondotti alla verità della nostra condizione umana fatta di fragilità e di provvisorietà, in maniera così prepotente, da essere tutti più o meno sconcertati proprio perché non possiamo non riconoscerci impari di fronte a qualcosa che appare più forte delle nostre forze. Pur nello smarrimento in cui ci troviamo, non dobbiamo arrenderci o diventare fatalistici; anzi, cia-scuno è chiamato ad un maggiore senso di responsabilità e ad una maggiore condivisione fraterna, nel rispetto delle norme che sono state emanate per il bene comune e nella ricerca di quanto può tenere stretti i legami all’interno delle nostre comunità, senza che abbiano a sfilacciarsi i vincoli di amicizia e di relazione sociale ed ecclesiale indispensabili per una vita buona. 
In modo particolare vorrei incoraggiare i confratelli sacerdoti e diaconi a vivere questo momento di blocco forzato del nostro ministero pastorale soprattutto nella sua dimensione celebrativa pubblica, come occasione per “raccogliere” ancora di più il nostro Popolo sull’altare delle nostre “celebrazioni senza popolo”, offrendo al Padre celeste, insieme al sacrificio di Cristo, anche il dono di noi stessi e delle nostre comunità, private del Pane Eucaristico. Un “digiuno” pesante, ma reso necessario dalla situazione, che non può non stimolarci a trovare tanti altri modi per fare percepire alla nostra gente che il Signore è con noi e non ci abbandona mai. Invitiamo i nostri fedeli alla preghiera con la visita personale al Santissimo Sacramento dell’Eucaristia – dato che le chiese rimangono aperte per la preghiera privata -; con la lettura e l’ascolto in famiglia della Parola di Dio; con la preghiera del S. Rosario e unendosi alla preghiera dei sacerdoti che continueranno a celebrare la S. Messa ovviamente senza popolo presente.
Per dare un segno piccolo, ma credo significativo, della mia personale partecipazione alla vita delle nostre comunità cristiane, sarà trasmessa dai social della diocesi, la S. Messa che celebrerò nei giorni feriali privatamente nella Cappella dell’Arcivescovado alle ore 8 del mattino; come pure la Messa domenicale delle ore 10 che celebrerò dalla Cattedrale a Duomo chiuso. Per accompagnare poi il cammino quaresimale delle nostre comunità propongo, sempre trasmessa via social, una catechesi alle ore 18 del mercoledì, con a tema l’Eucaristia e la celebrazione della S. Messa. La scelta di questo tema vuole sottolineare la centralità dell’Eucaristia nella vita della comunità cristiana, quale fonte e culmine della vita di fede.
Ringrazio don Emanuele Morelli, Direttore della Caritas diocesana, per le opportune e preziose indicazioni offerte agli operatori e ai volontari che si impegnano al servizio dei poveri, chiedendo a tutti di attenersi scrupolosamente a quanto è stato indicato e a quanto potrà essere ulteriormente richiesto. Per casi particolari nei quali si può essere in dubbio su come comportarsi, sia io che il Vicario Generale siamo fraternamente a disposizione per offrire delucidazioni e chiarimenti, ricordando che nei momenti di difficoltà, la cosa più importante è sempre la salvaguardia della comunione che è il dono grande che lo Spirito Santo assicura alla sua Chiesa e che costituisce la nostra più autentica forza.
Unito a voi tutti nella preghiera, su ciascuno di voi e su ognuna delle nostre comunità cristiane invoco la pienezza dell’amore che viene da Dio, così da poterne essere testimoni autentici di fronte al mondo.

Con affetto riconoscente vi benedico + Giovanni Paolo Benotto, Arcivescovo di Pisa