Parrocchia dei Santi Lorenzo e Barbara-Home-Parrocchia dei Santi Lorenzo e Barbara - Seravezza (LU)

Parrocchia dei Santi Lorenzo e Barbara-Home-Parrocchia dei Santi Lorenzo e Barbara - Seravezza (LU)
 
                                                                        
Note

Mercoledì 27 maggio, siamo tutti invitati in Duomo, nel rispetto delle  normative di
 sicurezza anti-contagio, dalle ore 21.15 alle ore 22.15


Regole per assemblee

Occorre essere assolutamente presenti almeno 15 minuti prima dell’inizio, per occupare il posto che Vi sarà assegnato: 
una persona per panca alternandosi agli estremi delle stesse.
Non accalcarsi per entrare ed uscire. Portare sempre con sé non i guanti, bensì il disinfettante per le mani, che sarà usato nei momenti opportuni.
(OCCORRE VENIRE, NON CON I GUANTI, MA CON IL DISINFETTANTE PER LE MANI)

Non sarà possibile accedere dopo l’orario di inizio.
Mantenere sempre le distanze (almeno 150 cm dagli altri). Non potranno essere spostate le sedie e le panche.
(CIASCUNO DOVRA’  SOTTOSTARE ALL’ASSEGNAZIONE DEL PROPRIO POSTO, AI PERCORSI DI SPOSTAMENTO CHE GLI VERRANNO INDICATI  E  A TUTTE LE ALTRE DISPOSIZIONI CHE VERRANNO IMPARTITE)

E’ obbligatoria la mascherina. (Durante la S. Messa sarà tolta solo davanti al sacerdote per la Comunione Eucaristica, da ricevere esclusivamente sulle mani, senza guanti, e mettendosi in fila per uno, ad una distanza di almeno 150 cm l’uno dall’altro.)
Non possiamo uscire tutti insieme. Verrà indicato chi, come e quando uscire, poche persone per volta.
Alle persone in precarie o limitate condizioni di salute, anche un lieve sintomo influenzale, è chiesto di seguire le celebrazioni da casa, utilizzando i mezzi di comunicazione sociale a disposizione. Sicuramente non è lo stesso il partecipare ad una partita o fare da spettatore, ma ci sono ancora scelte di prudenza da mantenere.


 

Per ricevere informazioni chiamare il numero: 328 5674 955 (don Luca), altrimenti scrivere via e-mail a info@parrocchiaseravezza.it o a ruosina@parrocchiaseravezza.it

La VIA LUCIS proposta in tre volte su “L’AGENDA” di queste ultime settimane
può essere utilizzata per tutto il tempo di Pasqua, quando uno vuole, anche suddividendola in più parti, o una/due stazione al giorno,o solo alcuni giorni prescelti (domenica e/o giovedì), anche come Novena di Pentecoste.
E’ possibile prenderla anche in chiesa, dove potete trovare altre proposte di novena e di preghiera allo Spirito Santo Paraclito.
La novena di Pentecoste inizia il 21 pomeriggio o il 22 mattina


Le chiese e il Duomo (dove prendere L’AGENDA, da distribuire ad altri) sono aperte tutti i giorni feriali e festivi,
secondo le consuete modalità ed i soliti orari.
Per vedere in dettaglio le celebrazioni a porte chiuse controllare nella sezione del sito: Programma liturgico
Per avere una serie di preghiere da poter recitare controllare la sezione: Messaggi


In Duomo abbiamo un cesto di generi alimentari:
chi ha metta, chi non ha prenda.


I credenti sono chiamati ad essere angeli, cioè annunciatori credibili della notizia delle notizie: Gesù è il Risorto. Oggi non è più il tempo di liberare il sepolcro di Cristo. Oggi c'è urgenza di liberare ogni povero Cristo dal suo sepolcro. Aiutare ogni persona a coniugare coraggio e speranza. Accade spesso che piombi la notte sulla nostra vita: mancanza di lavoro, di speranza, di pace…. Sono molti quelli che giacciono nella tomba della violenza, dell'inerzia, delle depressioni, delle oppressioni, delle delusioni. Spesso vivere è  far finta di vivere, è vivacchiare senza esistere.  Ma l'Annuncio risuona forte: « Gesù è veramente risorto». 


Continua il TEMPO DI PASQUA che trova la sua completezza nella solennità di PENTECOSTE.
La gioia nel Signore sia con tutti Voi. Facciamo festa nel Signore. Buona Pasqua!




“Diverse voci risuonano dentro di noi. C’è la voce di Dio, che gentilmente parla alla coscienza, e c’è la voce tentatrice che induce al male…
La voce di Dio non obbliga mai: Dio si propone, non si impone… La voce di Dio ci corregge, con tanta pazienza, ma sempre ci incoraggia, ci consola: sempre alimenta la speranza. La voce di Dio è una voce che ha un orizzonte…
La voce di Dio parla al presente:“Ora puoi fare del bene, ora puoi esercitare la creatività dell’amore, ora puoi rinunciare ai rimpianti e ai rimorsi che tengono prigioniero il tuo cuore”. Ci anima, ci porta avanti, ma parla al presente: ora…
La voce di Dio non promette mai la gioia a basso prezzo: ci invita ad andare oltre il nostro io per trovare il vero bene, la pace…
Oggi tanti pensieri e preoccupazioni ci portano a rientrare in noi stessi. Prestiamo attenzione alle voci che giungono al nostro cuore. Chiediamoci da dove arrivano. Chiediamo la grazia di riconoscere e seguire la voce dello   Spirito Paraclito…”. 
                                                               

papa Francesco



Necessità e gratuità (utilità ed obbligo) della
preghiera fisica e comunitaria.


Il culto reso a Dio è primariamente offerta della propria vita/attività a gloria e onore di Dio e per il bene e la salvezza degli altri. E’ perciò in comunione con Dio e con gli altri fedeli. 
Il culto rituale e liturgico è comunitario (liturgia = culto del popolo, del Risorto con tutta la sua Chiesa) e richiede la partecipazione personale e comunitaria, sia affettiva e spirituale, che fisica. Non è uguale vedere una partita di calcio o scendere in cam-po a giocarla; non è uguale baciare la foto del coniuge o abbracciarlo e baciarlo dal vivo. Noi siamo anche la nostra fisicità e corporeità in relazione. Pensiamo anche all’uso orante e liturgico dei sensi e delle cose (anche gusto, tatto e odorato, gesti e vesti, acqua e olio, vino e fuoco, sale e profumi). Possiamo giustificare l’assenza fisica solo nel caso dell’impossibilità o/e nell’esigente dovere operativo di servizio nella giustizia e nella carità. 
Per questo chi per seri e gravi motivi è impedito o impossibilitato (ad esempio, chi è malato o anziano, o chi è particolarmente lontano dal luogo della celebrazione, o dove per mancanza della comunità o del celebrante, o chi ha da assistere un malato, o un bambino o un anziano, o chi ha da svolgere un lavoro davvero necessario) è tenuto ad organizzarsi in proprio come meglio gli è possibile o più utile. Quindi non si soddisfa mai il precetto domenicale, o sacramentale, ascoltando e guardando la trasmissione radiofonica e televisiva della Messa; ma si può semplicemente affermare che, in quel determinato caso, il fedele non è tenuto alla presenza fisica per motivi di salute, di anzianità, di servizio, di situazione oggettivamente valida,. 
Resta tuttavia da considerare l’aiuto e il significato spirituale che la trasmissione televisiva può dare alle persone impossibilitate a partecipare di persona. Sono chiarificatrici le parole che in vari documenti i vescovi italiani hanno espresso a questo riguardo. Ne richiamo qui alcuni passaggi. «La messa in TV è spesso vissuta con partecipazione e devozione dal malato, dall’anziano, o da chi si trovi comunque nell’impossibilità di recarsi personalmente in chiesa. E proprio a questi ultimi essa può offrire un servizio spiritualmente assai utile. Anzi, è soprattutto a queste categorie di persone che bisognerà pensare nella preparazione di quelle Messe. 
Chi per seri motivi è impedito, non è tenuto al precetto. D’altra parte, la partecipazione alla Messa alla radio o alla televisione non soddisfa mai il precetto. Tuttavia è evidente che una Messa alla televisione o alla radio, che in nessun modo sostituisce la partecipazione diretta e personale all’assemblea eucaristica, ha i suoi aspetti positivi: la parola di Dio viene proclamata e commentata «in diretta», e può suscitare la preghiera; il malato e l’anziano possono unirsi spiritualmente alla comunità che in quello stesso momento celebra il rito eucaristico; la preghiera universale può essere condivisa e partecipata; l’audio e video possono essere migliori di quello in chiesa. Manca certamente la presenza fisica, ma l’impossibilità di portare un’offerta all’altare non esclude quella di fare della propria vita (malattia, debolezza, memorie, speranze, timori) un’offerta da unire a quella di Cristo. Questo è il sacerdozio che Gesù vuole condividere con tutti noi.
E l’impossibilità di accostarsi al banchetto eucaristico può essere oggi superata, in molti casi, dal puntuale servizio dei ministri straordinari della comunione». In ogni caso è consigliata la S. Comunione Spirituale. [ Una particolare richiamo merita anche la necessità e l’adempimento della Contrizione Perfetta, a prescindere dai mezzi della comunicazione sociale, dai precetti e dalla S: Messa. ] E ancora: «Per la natura e le esigenze dell’atto sacramentale non è possibile equiparare la partecipazione diretta e reale [alla Messa e altre Liturgie] a quella mediata e virtuale, attraverso i mezzi della comunicazione sociale, ed anche della lettura privata di opuscoli e libri. Pur rappresentando una forma assai valida di aiuto nella preghiera, soprattutto per chi è malato o impossibilitato a essere presente, va evitata ogni equiparazione».




Fase 2, 3, ecc.
riflessione di don Luca


C’è chi dichiara e ripete: “Nulla sarà come prima.”. Altri auspicano: “Quando torneremo alle consuete attività ed abitudini?”. Chi ha ragione? Forse tutti e due, o nessuno dei due.    Penso che non dobbiamo tornare alle attività e alle abitudini di prima, ma impegnarci a migliorare. Ci è chiesta una conversione personale e sociale, politica ed economica, sanitaria e religiosa, perché non ripetiamo i soliti errori e tutto possa essere nuovo. Prima di tutto una conversione morale, che è fondamento di tutto il resto: “Cercate il Regno di Dio e il resto vi sarà dato in aggiunta” ha detto e ci ripete Gesù. Il Regno di Dio è il riconoscimento della sua sovranità, che libera l’uomo dalle menzogne e dalla violenza del male. Ci rende non sudditi, ma coregnanti nel sincero e generosi impegno per la pace e la giustizia, nella fraternità e nell’amicizia, nel perdono e nella fedeltà del servizio. Tra il dire e il fare non c’è di mezzo il mare, ma il dare. Sì, dare, cioè donarsi per offrire e non per ricevere; un di più che viene dalla fede, dalla fede anche di non è cristiano e/o religioso, ma soprattutto, più facilmente, da chi crede in Gesù e sta con Lui. Non una fede devozionalista, miracolistica, ideologica, ma una fede personale che condivide, che cerca e umilmente acconsente, coopera nella corresponsabilità e vive con gli altri, ci mette del suo senza prevaricazioni e presunzioni, salvaguardando l’unità e il pluralismo per sé e gli altri, vivendo la spiritualità di comunione.
Non possiamo lavarci le mani dall’essere uomini e donne di buona volontà, non possiamo pensare al benessere e alla gioia senza costruire il meglio di noi, anche se un po’ difficile e faticoso. I risultati si ottengono con pazienza e speranza, con perseverante ricerca intellettuale ed operosità fattiva. Chi si rassegna o si ribella, chi si illude di soddisfarsi con il primato dei beni, invece del progresso nel bene, è condannato alla rovina di sé, all’infelicità, alla schiavitù del mondo, al malessere.          Buttiamo fuori il virus, tutti i virus, e rafforziamoci con le virtù, educhiamoci ed alleniamoci alle virtù. Anche la cura dei bambini e dei giovani, da parte di genitori ed insegnanti, è prima di tutto educazione alle virtù. Agli adulti e agli anziani è chiesto di essere esempio di virtù, almeno nel pentimento, e nella riscoperta, anzi no, nella scoperta sempre nuova, più che mai attuale e nuova, della Verità che libera e del Vangelo di Salvezza.
     Preghiamo dicendo: «… e non abbandonarci alla tentazione, ma liberaci …». La tentazione non è quella “vocina” che ci spinge a peccare, anzi. La tentazione è un momento di incertezza e di difficoltà, è come una prova, assomiglia alla concupiscenza, cioè alla debolezza della nostra volontà insieme alla lentezza e opacità della nostra intelligenza, assomiglia all’occasione di peccare. E’ un male (opera demoniaca e/o anche nostra)?, ma non è un peccato. Forse non è né male, né bene?. Forse è un bene: è la possibilità della nostra libertà di scelta. Se scegliamo il bene, è amor che cresce, è educazione alla libertà dell’amore. Anche la malattia e la morte sono tentazione. Come il cattivo e il buono ai lati della croce di Gesù: possiamo odiare Dio e gli altri oppure cercare la giustizia, chiedere perdono, offrirci insieme a Gesù. Ripetiamo «non abbandonarci alla tentazione» per far sì che ogni nostro giorno sia scelta a gloria di Dio e a servizio del bene per tutti in vista del Regno di Dio: «Gesù, ricordati di me quando sarai nel Tuo Regno».
     Abbiamo bisogno, soprattutto nel momento doloroso e difficile della pandemia che viviamo, di contemplare il volto di Cristo e di gridare: ‘Tu ci sei necessario, o Cristo’. Necessario per ritrovare il volto di ogni malattia e di ogni morte, anche di quelle che si sono consumate nelle nuove solitudini di questi giorni, e renderci conto che nessuno muore da solo se è amato e se ama; che, in realtà, nessuno muore mai del tutto. Ed è triste che, sia pure nelle dovute limitazioni di questi giorni, che dobbiamo e vogliamo rispettare, qualcuno si senta di dire: “Sostare brevemente alla tua presenza in una Chiesa non è ‘tra le cose necessarie’.
Tu, invece, ci sei necessario, nulla e nessuno potrà mai separarci da Te.



Dall'attualità non solo un fervorino, spero

La notizia della liberazione in Africa della volontaria italiana Silvia Romano ha suscitato un’ondata di emozione e di commozione. In un tempo così pieno di paure e di preoccupazioni, una buona notizia fa davvero piacere. Ma subito, insieme all’annuncio della liberazione, ecco la seconda notizia: si è convertita, è diventata musulmana. Naturalmente questo messaggio ha suscitato una serie di reazioni ben più variegate: stupore, perplessità, sgomento, minacce, ecc.
Non intendo, in questo breve testo, esprimere alcuna valutazione circa la personale vicenda in questione, anche perché al momento mancano tanti dati e informazioni più precise. Quindi, nel pieno rispetto della vicenda personale di Silvia, diventata ora Aisha, colgo questa occasione come una opportunità per riflettere più in generale sulle conversioni.

Prima di tutto mancano le conversioni. Molti sembrano vivere in un limbo di vaga religiosità ed irreligiosità insieme. Molti si dichiarano non credenti o diversamente credenti (credenti a proprio modo e misura), ma a detta dei sociologi è dominante l’indifferenza, l’ignoranza e la confusione pigra. In società pluralistiche e multiculturali, come stanno diventando sempre più le società contemporanee, non è più possibile procedere per inerzia e pregiudizi. A tutti  è chiesto ancora una volta un impegno responsabile intellettualmente e moralmente, un impegno all’ascolto e allo studio; meglio il silenzio che sparare superficialità e stupidaggini, come troppo spesso succede sui social e nelle chiacchiere da salotto o da bar.

Sicuramente la fede è questione di “cuore”, è una esperienza, è un “innamorarsi”, ma non una irrazionale emozione, non una scelta di tornaconto, non una posizione ingenua di rifugio e di comodo. La difficoltà maggiore è dove fare questa esperienza. Da cristiano dico: dove fare esperienza di Gesù Risorto? Occorre fare delle scelte: cosa è importante nella propria vita, dove andare, con chi stare, con chi parlare, quali amici farsi e di chi fidarsi. 

Tornando a Silvia-Aisha, è giusto ricordare che, nella lunga storia di relazione/scontro/incontro tra Cristianesimo e Islàm, le conversioni ci sono sempre state, e nella doppia direzione: cristiani divenuti mussulmani e musulmani fatti cristiani. Con un aspetto davvero curioso: nei secoli del Medio Evo erano più gli uomini che cambiavano religione, mentre oggi sono più le donne.

Una prima riflessione, di carattere generale, attiene al fatto che, a mio parere, non siamo attrezzati per incontrare altre religioni, specie l’Islàm.  La presunzione, che ci caratterizza, ci dispone al pregiudizio: noi siamo i moderni, loro gli incivili; noi siamo il futuro, loro il passato; noi siamo la libertà, loro la costrizione (soprattutto della donna); noi i pacifici, loro i violenti… . Questi luoghi comuni, queste pre-comprensioni così poco attinenti alla realtà fanno sì che quando poi avvengono reali incontri di persone e di comunità si rimanga completamente sbalorditi e sorpresi da ciò che è inatteso e ben diverso del previsto. Perché l’Islàm è una grande religione, con una profonda spiritualità e con forti caratteristiche morali e sociali (senza per questo nascondere problemi, limiti e difficoltà). Diverse conversioni all’Islàm sono avvenute e avven-gono proprio nel contesto di un incontro, umano e spirituale, del tutto inatteso, perché impreparato.

La seconda riflessione attiene all’aspetto più propriamente cristiano. Ripeto, ancora una volta, che questo prescinde dal caso specifico, anche perché non sappiamo quanto e come in precedenza Silvia vivesse la sua fede cristiana (alcune indicazioni fanno supporre una appartenenza piuttosto distaccata e distante). Ma la domanda, in tutta la sua attualità, è questa: cosa dice ai cristiani impegnati questa “uscita”, questo passaggio ad un’altra religione? Siamo richiamati a riflettere sulla condizione generale della fede cristiana in Italia; e cioè sul fatto che per tanti essere cristiani oggi è appena una appartenenza sociale o tradizionale. In molti si è affievolito quel legame interiore e personale, quel rapporto intimo e forte con il Dio di Gesù Cristo, che sostiene la vera fede e orienta la buona vita. Questa situazione, vissuta ora anche nel contesto della limitazione alla vita religiosa per la pandemia, offre ai credenti impegnati una indicazione forte e chiara: solo nel ritorno ad una fede intima, profonda, personale e comunitaria, ci sarà una ripresa autentica della comunità cristiana. Prima di tutto la formazione e la catechesi, la condivisione e l’amicizia: solo nell’aiuto reciproco a riscoprire Gesù, fonte gioiosa e amorevole, veritiera e liberante della esperienza di Dio, possiamo ripartire e ricominciare.

Infine, una proposta: apriamoci alla conoscenza dell’Islàm, dell’agnosticismo-scetticismo, dell’umanesimo del sapere tecnico-scientifico senza il saper vivere, delle varie confessioni cristiane, del saggio progresso scientifico e tecnico, delle religioni dell’Estremo Oriente, apriamoci ad uno studio più profondo e attento, che ci permetta di conoscere le dimensioni spirituali e sociali, i punti di possibile incontro, le fragilità e le grandi sfide collegate al rapporto con la modernità. Non siamo solo tecnologici, ipercritici e sospettosi. 

Soltanto cristiani maturi e consapevoli sapranno affrontare le sfide date dalla modernità e dall’incontro con le grandi religioni, e anche quelle che potremo chiamare a-religioni e para-religioni, del mondo. Educhiamo le nuove generazioni dando prima di tutto l’esempio e praticando una corretta scala di valori, promuovendo umanizzazione, fraternità, coerenza e verità nell’amore.



Messaggio di don Luca

Carissimi parrocchiani,
   
La pandemia del Corona Virus ci ha messi in uno stato di isolamento, imponendoci il blocco di qualsiasi assembramento (riunioni e celebrazioni).  I dati comunicati in questi ultimi giorni, fanno sperare nel superamento della fase acuta e in un progressivo rallentamento del contagio. Tutti quanti siamo in attesa per la cosidetta FASE 2 con la quale si intravede una graduale riapertura della vita sociale. Al momento attuale in cui sto scrivendo, questo è per me l'unico modo per poter comunicare con tutti voi e far giungere il mio pensiero, il mio affetto e il sostegno nella preghiera. A fine marzo - primi di aprile, avrei voluto comunicarVi la situazione finanziaria con il riepilogo al 31.12.2019. Lo faccio ora.

        L'emergenza sanitaria si è trasformata in emergenza economica. Molti hanno perso reddito o stanno perdendo il lavoro, per tanti c'è incertezza nella ripresa. E’ doveroso, ora più che mai, avere un'attenzione per quanti si trovano nella impossibilità di potersi procurare il necessario per sopravvivere dignitosamente.

        E' possibile, quindi, consegnare direttamente una offerta al parroco, o mettere una busta nella buca delle offerte in Duomo, oppure fare un bonifico alla Parrocchia di Seravezza al seguente IBAN: 

IT03 X08726 70240 000000 236903
con la causale: PER I BISOGNOSI.

       In questi due mesi in cui la maggior parte delle attività produttive ha subito uno stop, dove non si sentono i rumori dei cantieri, delle fabbriche, dei negozi, sembra quasi assurdo dover parlare di LAVORI DI RESTAURO, ma anche questa è una realtà che riguarda le nostre comunità parrocchiali ed è mia responsa-bilità mettervi al corrente della nostra situazione economica.

Al 31 dicembre 2019 la Parrocchia dei SS.Paolo e Antonio di Ruosina
aveva in cassa:  € 6.841,83 
(in questo totale NON sono conteggiate le entrate e le uscite per i lavori di manutenzione straordinaria alla Chiesa di Riomagno e al Duomo di Seravezza)

Al 31 dicembre 2019 la Parrocchia dei SS.Lorenzo e Barbara di Seravezza
aveva in cassa: € 6.854,61
(in questo totale NON sono conteggiate le entrate e le uscite per i lavori di manutenzione straordinaria alla Chiesa di Riomagno e al Duomo di Seravezza)

       Come tutti sapete, è già iniziato il restauro (tetto e facciata) del Duomo (lavori divenuti ormai necessari per non peggiorare lo stato delle cose e per motivi di sicurezza), che proseguirà, potendo, con gli interni e il campanile. Prevedo che di questo passo non riusciremo purtroppo a fare tutto il neces-sario. A breve dovrebbero cominciare anche i cantieri a Gallena e a Cerreta. Ruosina è riuscita con le proprie forze a restaurare la cappella del Cimitero.
 
       Ad oggi abbiamo speso circa € 140.000,00 (80.000,00 per la chiesa di Riomagno e 60.000,00 per il Duomo).  Per tutti questi lavori abbiamo messo insieme poca cosa: al 31 dicembre 2019 siamo arrivati a 25.440,00, quindi si è reso necessario il prestito di altri soldi che prima o poi dovrò/dovremo restituire.

       Capisco che affrontare questi problemi, nella situazione attuale, risulti scomodo e imbarazzante, ma purtroppo questa è la realtà e il virus non fa sconti e non ci esonera dal continuare a tenere in considerazione anche questo tipo di impegno finanziariamente oneroso. Ovviamente sono esclusi coloro che versano in ristrettezze economiche, però, a chi può, chiedo di non dimenticare l'importanza di questi luoghi sia per chi ha fede, sia per chi non ne ha.

       E' possibile, quindi, consegnare direttamente una offerta al parroco, o mettere una busta nella buca delle offerte in Duomo, oppure fare un bonifico alla Parrocchia di Seravezza al seguente IBAN: 

IT03 X08726 70240 000000 236903
con la causale: RESTAURO CHIESE

Confidando di potervi al più presto incontrare personalmente, vi saluto con affetto. Perseveriamo nella preghiera e affidiamo al buon Dio le nostre giornate, affinché il nostro giogo sia più leggero. Sappiamo cogliere il bene che ci circonda e donarlo a quanti incontriamo sulla nostra strada.