Parrocchia dei Santi Lorenzo e Barbara-Home-Parrocchia dei Santi Lorenzo e Barbara - Seravezza (LU)

Parrocchia dei Santi Lorenzo e Barbara-Home-Parrocchia dei Santi Lorenzo e Barbara - Seravezza (LU)
 
                                                                        
Note

INCONTRI CON LA PAROLA DI DIO


Tutti venerdì di luglio dalle 21.00 alle 22.00
(Il primo incontro, 3 luglio, lo terremo nel salone parrocchiale in via Scalette 47.
Poi decideremo dove tenere i successivi incontri)


Regole per assemblee

Occorre essere assolutamente presenti almeno 15 minuti prima dell’inizio, per occupare il posto che Vi sarà assegnato: 
una persona per panca alternandosi agli estremi delle stesse.
Non accalcarsi per entrare ed uscire. Portare sempre con sé non i guanti, bensì il disinfettante per le mani, che sarà usato nei momenti opportuni.
(OCCORRE VENIRE, NON CON I GUANTI, MA CON IL DISINFETTANTE PER LE MANI)

Non sarà possibile accedere dopo l’orario di inizio.
Mantenere sempre le distanze (almeno 150 cm dagli altri). Non potranno essere spostate le sedie e le panche.
(CIASCUNO DOVRA’  SOTTOSTARE ALL’ASSEGNAZIONE DEL PROPRIO POSTO, AI PERCORSI DI SPOSTAMENTO CHE GLI VERRANNO INDICATI  E  A TUTTE LE ALTRE DISPOSIZIONI CHE VERRANNO IMPARTITE)

E’ obbligatoria la mascherina. (Durante la S. Messa sarà tolta solo davanti al sacerdote per la Comunione Eucaristica, da ricevere esclusivamente sulle mani, senza guanti, e mettendosi in fila per uno, ad una distanza di almeno 150 cm l’uno dall’altro.)
Non possiamo uscire tutti insieme. Verrà indicato chi, come e quando uscire, poche persone per volta.
Alle persone in precarie o limitate condizioni di salute, anche un lieve sintomo influenzale, è chiesto di seguire le celebrazioni da casa, utilizzando i mezzi di comunicazione sociale a disposizione. Sicuramente non è lo stesso il partecipare ad una partita o fare da spettatore, ma ci sono ancora scelte di prudenza da mantenere.


 

Per ricevere informazioni chiamare il numero: 328 5674 955 (don Luca), altrimenti scrivere via e-mail a info@parrocchiaseravezza.it o a ruosina@parrocchiaseravezza.it


Le chiese e il Duomo (dove prendere L’AGENDA, da distribuire ad altri) sono aperte tutti i giorni feriali e festivi,
secondo le consuete modalità ed i soliti orari.
Per vedere in dettaglio le celebrazioni controllare nella sezione del sito: Programma liturgico
Per avere una serie di preghiere da poter recitare controllare la sezione: Messaggi



Reddito di emergenza

Importo Varia da 400 a 840 euro al mese ed è erogato per due mesi a partire da quello in cui viene riconosciuto         
(esempio: se riconosciuto a giugno, l'utente percepisce il Rem per i mesi di giugno e luglio).
Rivolgersi alla Caritas Diocesana di Pisa o ad un Patronato
E' calcolato secondo i componente del nucleo familiare.


Requisiti di accesso
-Residenza in Italia del richiedente (non è richiesta una durata minima, basta avere la residenza in Italia,
anche dal giorno precedente alla presentazione della domanda)
-Isee inferiore a 15mila euro (corrente o ordinario)
-Redditi del mese di aprile pari o inferiori all'importo del beneficio richiesto calcolato secondo il principio di cassa
-Un valore del patrimonio mobiliare familiare con riferimento all'anno 2019 inferiore a 10mila euro incrementati 5mila per ciascun componente del nucleo fino ad un massimo di 20mila (si aggiungono  altri 5mila euro nel caso di presenza di un componete in condizione di disabilità grave o non autosufficienza)

Incompatibilità, non possono accedere:
-I non residenti in Italia;
-I nuclei familiari in cui almeno un componente riceve l'indennità per lavoratori domestici;
-I titolari di pensione (ad eccezione di quella d'invalidità);
-I percettori di Reddito di Cittadinanza;
-I titolari di un rapporto di lavoro dipendente la cui retribuzione lorda sia superiore alla corrispondente soglia Rem;
-I componenti del nucleo familiare detenuti;
-I componenti del nucleo familiare degenti presso strutture con costi a totale carico della Pubblica Amministrazione

Termine, durata e procedura
Le domande vanno presentate entro il 30 giugno 2020.
Il Rem è erogato per due mesi in due quote mensili separate, a partire dal mese di accoglimento della domanda
La domanda può essere presentata: on line collegandosi all'apposito servizio dal sito Inps: www.inps.it    presso  Caf e patronati.

Modalità di erogazione
Il contributo è erogato mediante:
-bonifico bancario/postale all'Iban indicato nella domanda;
-accredito su libretto postale;
-bonifico domiciliato (pagamento in contanti presso gli sportelli postali)



Riflessione

Cosa accadrebbe se prossimamente un programma televisivo italiano scegliesse una famiglia, che a causa del Covid-19 si è impoverita, per portarle regali e sollievo, un’auto o una casa  nuova e un assegno da 20.000 €? Il moto ondoso più corposo non sarebbe più quello delle lacrime di commozione. In pochi minuti si scatenerebbe sui social la virulenza cieca della rabbia: lo sdegno per non essere stati scelti leggerebbe quell’azione come ingiusta fino a poter essere letta come affronto e torto assoluto. I beneficiari del dono dovrebbero, se per esempio abitassero in un paese piccolo, persino avere paura: improvvisamente la loro felicità diverrebbe il ‘capro espiatorio’ dove riversare il comune senso del “non ho avuto quello che mi spetta”. Sì, “vogliamo qualcuno da mettere in croce, qualcuno a cui dare la colpa, qualcuno su cui scatenare il senso comune del sentirci perduti”, perché “sì, va bene impoverirci e temere la morte, ma solo se vale per tutti”, perché “se sto morendo ho bisogno di vedere anche gli altri attorno a me morire”. Come se la vita dell’altro ci arrecasse danno, se non è in sé funzionale al nostro personale beneficio. Come se l’altro avesse diritto d’esistere solo nella misura in cui ci compiace, non contraddice. E così mi ricordo di quando tempo fa lessi la notizia, che avvertii come fitta e presagio, di un giovane uomo ammazzato per strada,  perché stava sorridendo. “Io ero angosciato, e vedere quell’uomo felice mi fece impazzire”, pare che così si giustificò il suo assassino.
Ecco, credo drammaticamente che quella trama – non letteraria, ma  brutalmente vera – sia il tipo più ideale e più schietto per leggere il rischio che ci attende: l’invidia, che giustifica odio, violenza, accuse, trovare sempre il marcio e il peggio in tutto e in tutti. E allora la questione, che è il cuore del futuro adesso, forse, è una sola, ed è anche antica: è questione di coscienza. Rallegrarsi perché altri stanno peggio di noi, o essere contenti perché altri stanno meglio di noi?  E’ una storia antica, eppure spaventosamente presente: la conosciamo tutti. Paradossalmente   proprio i social, il cui nome appare sempre più mistificazione, sono diven-tati spazio e tempo della divisione, dove spesso osserviamo azzannarsi anche persone che, oltre che avere lo stesso colore di pelle e la stessa nazionalità, hanno, persino, esattamente le stesse idee: eppure cominciano ad aggredirsi perché si sono reciprocamente lette in fretta, così velocemente da fraintendersi e poi non sapere dubitare di quella prima lettura e di quella propria prima interpretazione. Quelli che non si autoassolvono, che non credono solo a sé stessi, sono specie sempre più rara: l’arroganza è il male oscuro che ci fa centro del mondo e ci sostituisce a qualsiasi regola, a qualsiasi dio.

E adesso? E’ il tempo di scegliere tra perdere la vita e perdere l’anima.
E allora il tema, che è il cuore del futuro adesso, forse, è uno solo, ed è anche questo antico: è questione di coscienza. La coscienza è – per la teologia ed anche per le neuroscienze che la corroborano – il luogo dove l’identità non si imbalsama, ma si interroga e si muove, il luogo dove il pensiero sa pensare sé stesso, lo spazio sacro (il sacrario dell’incontro e del dialogo tra Dio e l’uomo) dove l’io non coincide soltanto col sé, ma decoincide. La coscienza è il tempo nel quale posso stare lento a osservare e a respirare, intendendo il respiro non solo co-me procedura fisiologica, ma anche come ritmo interno che scandisce musica, non solo ru-more. La coscienza è il tempo dello “slow thinking” nel quale leggo un testo e lo rileggo. Leggo il mondo e lo rileggo. Leggo me stesso e mi rileggo. Rileggere: che interessante rara operazione. Esitazione sacra, perché non equivalente alla codardia: ci vuole assai coraggio per interrompere  la spinta fisiologica all’attacco o alla fuga. Esitazione sacra, perché equivalente alla libertà: alla padronanza di sé intesa non come ingabbiamento, ma come liberazione. Liberazione dalla alienazione e dalla brutalità, che vorrebbe ricondurci alla logica della giungla, per esempio. Liberazione dalla brutalità, dalla distruzione che auto-distrugge, brutalità che ci seduce, quando assume la forma sua più affascinante: quella della nostra celebrazione, dell’incantamento che ad alcuni viene, per esempio a contarsi i like e le condivisioni (e a contare quelli degli altri, naturalmente). La coscienza è allora questione urgente di futuro, perché combacia con la nostra competenza alla veglia interiore: veglia particolare, perché qui la veglia/valutazione non coincide col giudizio premio/sanzione. Qui valutazione interiore sta per respiro e apertura: la de-coincidenza è pratica di decentramento, esercizio del non farci dio, allenamento a uno sguardo in zoom out. Non farci dio: non farci ultimo giudizio e valutatore, non farci assoluti portatori di misure e misurazioni, non arrogarci la ribalta dell’onniscienza, non farci azzannare dalla seduzione, che la nostra identità esista solo se generata da una divisione. E allora questo tempo è questione escatologica: i temi in gioco sono antichi ed eterni e mai come adesso – dopo decenni di borghesia interiore – siamo chiamati a una interrogazione vocazionale che ci riguarda e ci convoca in quanto umani, umani e cristiani. Come se questa Fase 2 fosse il preGiudizio finale, l’attimo prima in cui abbiamo la possibilità di stare davanti allo specchio. Perché, poi, non è forse proprio questo la coscienza? E’ guardarci in uno specchio autentico e non in quello che ci siamo costruiti, specchiarci in uno specchio reale e non in quello artificiale che ci rimanda soltanto le immagini/narrazioni che si sclerotizzano come loop e perdita di ricerca/coscienza, le fissazioni a cui idolatricamente ci attacchiamo, come fossero tutto, come fossero dio, come se perdendo quelle perdessimo la vita intera. E invece è proprio così che ce la perdiamo: nell’illuderci che la vita coincida con la riscossione di un assegno e non con una mossa d’uscita da sé, o nell’illuderci che l’altro-Abele – tutti abbiamo l’illusione che esista un altro a cui dare la colpa per la nostra infelicità, no? – che ci scuote, ci svela, ci stana, sia il nemico. E non che, invece, il nemico argutamente non abiti all’esterno, ma ami gli spazi nostri più intimi, dove di mescola e si imbroglia e confonde: invisibile sta nella apparenza sua contraria, travestito dalle carezze che ci seducono, quando ci sentiamo vivi solo se ci sentiamo ipervisti (quando abbiamo followers, quando i nostri selfie hanno i filtri perfetti, quando ci sentiamo giusti pur avendo letto un post o un messaggio solo una volta e di corsa).
E allora conviene trasformare la Fase 2 non solo in ripresa/impresa economica, ma anche in ingresso/convocazione in necessari esercizi spirituali: per riprenderci l’anima. E affrontare l’ignoto, che ci attende, non togliendoci, ma dandoci il respiro. Curioso che proprio il respirare e proprio il fiato siano gli elementi distintivi della aggressione di questo coronavirus: il respiro, questione antica ed eterna inerente l’anima, l’anima e Dio,
lo Spirito Santo (spirito vuol dire respiro, alito). 

E allora, adesso?
Re-imparare a respirare, re-imparare il pregare che non sta confinato ma è sconfinato e a ogni attimo chiede forma sacramentale: nella ipersollecitazione di dati - che sul nostro smartphone continuamente ci giungono, togliendoci fiato e possibilità di darci il ritmo della pausa necessaria all’attenzione intima - darci la regola della sospensione interiore, della sosta obbligata dalla sovraricezione, dalla sovra-produzione, dall’ansia di prestazione, per fare la cosa più eterna e più antica: alzare lo sguardo dalla curvatura su noi stessi, alzare lo sguardo dallo schermo, alzare lo sguardo dalla auto-ossessione, e guardare ciò che ci ri-misura, ci toglie la dis-misura: il cielo, per esempio.
Un poco al giorno: consiglio pericolosamente banale. E che, forse, può però avere a che fare con la coscienza intorno a questioni vitali:
non fare la fine di Caino, per esempio. Magari fare la fine di Gesù, per davvero.